Alzheimer: perché le donne sono più colpite rispetto agli uomini

La malattia di Alzheimer-Perusini, più comunemente conosciuta come morbo di Alzheimer, è forma molto comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante che colpisce il sistema nervoso centrale e ha inizio, prevalentemente, in età presenile. Il morbo di Alzheimer comporta problemi con la memoria, con il pensiero e il comportamento che possono peggiorare nel tempo fino a diventare sufficientemente gravi da interferire con le attività della vita quotidiana. Da anni vengono portate avanti ricerche scientifiche e mediche circa le principali cause scatenanti dell’Alzheimer, le possibili cure future e, in generale, il trattamento della malattia. Secondo i dati stimati, la percentuale di persone di sesso femminile colpite dall’Alzheimer è significativamente maggiore della percentuale di persone di sesso maschile. In questo articolo, tenteremo dunque di comprendere perché le donne sono più colpite dall’Alzheimer rispetto agli uomini.

Donne e Alzheimer: perché sono più colpite?

Il morbo di Alzheimer è una patologia che provoca il progressivo deterioramento cognitivo e che viene diagnosticata clinicamente attraverso esami di laboratorio e di imaging e il cui trattamento non è definitivo ma di supporto. Secondo gli studi scientifici, la malattia di Alzheimer è riscontrabile 2 volte più frequentemente nelle donne rispetto agli uomini. Ma perché? All’origine della situazione vi è una questione di enzimi e un’associazione tra la malattia e gli ormoni femminili chiamati estrogeni; infatti, l’abbassamento del livello di estrogeni conseguente alla menopausa rappresenta un fattore di rischio, ma la presenza degli stessi ormoni potrebbe favorirne l’insorgenza, poiché gli estrogeni possono sfavorire nelle donne l’utilizzo dell’ippocampo, che svolge un ruolo cruciale nella formazione della memoria a lungo termine e dell’orientamento spaziale. 

Il minor utilizzo dell’ippocampo, dunque, potrebbe portare a un suo maggior indebolimento durante l’invecchiamento. Il livello di estrogeni, invece, è molto importante poiché sono questi ormoni a svolgere una funzione protettiva contro la morte cellulare e la formazione di placche di Beta amiloide che, accumulandosi, può causare l’insorgere della malattia.

Morbo di Alzheimer: consigli per la prevenzione

Sebbene sia imprevedibile l’insorgere di malattie come l’Alzheimer e, purtroppo, impossibile guarire definitivamente da esse, è possibile fare prevenzione seguendo alcuni consigli offerti dalla comunità scientifica come, ad esempio, svolgere attività fisica con regolarità e allenamento cognitivo. In particolare, tra gli sport più utili alla prevenzione contro l’Alzheimer vi è l’orienteering, attività che consiste nel seguire un percorso a tappe in ambienti naturali come boschi o foreste utilizzando soltanto una cartina geografica dettagliata in scala o una bussola per riuscire a orientarsi.

Possibili cure future contro l’Alzheimer

Purtroppo l’Alzheimer rientra nella categoria di malattie di cui non sono ancora state trovate cure definitive, ma la ricerca scientifica e medica prosegue costantemente verso lo studio e l’elaborazione di terapie sempre più efficaci nella speranza di riuscire a incrementare le percentuali di guarigione dalla patologia. Nelle donne, un ruolo molto importante nella formazione e nell’accumulo delle placche di proteina tau in chi è affetto da Alzheimer è svolto da un enzima legato al Cromosoma X chiamato peptidasi 11 specifica dell’ubiquitina; è proprio l’ubiquitina a dover occuparsi della distruzione delle proteine danneggiate, ma nei pazienti affetti da Alzheimer tale processo non avviene correttamente a causa di accumuli di tau e ubiquitina nei neuroni. Tuttavia, gli enzimi possono essere inibiti farmacologicamente e ciò potrebbe permettere di sviluppare un medicinale in grado di proteggere le donne più esposte al rischio di ammalarsi di Alzheimer.
A cimentarsi nella ricerca e nello studio della neurologia è anche la società di chip creata da Elon Musk e che ha sede nella Bay Area di San Francisco e ad Austin in Texas. L’imprenditore sudafricano, infatti, ha investito in Neuralink con la speranza di riuscire, attraverso le più moderne e avanzate tecnologie, a trovare una soluzione a moltissimi problemi, tra cui l’insorgere del morbo di Alzheimer o del morbo di Parkinson. Ad oggi, gli esperimenti proseguono nella speranza di creare una cura definitiva.

Author: Redazione

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