Quando si parla di cannabis, esistono tanti termini davanti ai quali è bene iniziare ad approfondire se si ha intenzione di conoscere questo mondo. Uno di questi è la parola hashish.

Se ti stai chiedendo cosa significhi, nelle prossime righe potrai trovare una guida completa dedicata a questa sostanza.

Hashish: di cosa si tratta?

Quando si parla di hashish, si inquadra una sostanza che viene ricavata dai tricomi delle infiorescenze di cannabis. Questi ultimi, vengono sottoposti a determinati processi che possono essere più o meno naturali – e dei quali parleremo meglio dopo – con lo scopo di arrivare all’estrazione di una resina.

Considerato un concentrato dei principali principi attivi della cannabis, l’hashish ha generalmente una consistenza semi pastosa. Per quanto riguarda le cromie, ricordiamo che possono variare e andare dal giallo fino al nero.

Tipologie

Come poco fa accennato, esistono differenti tipi di hashish. Quando si fa riferimento alla loro distinzione, è necessario rammentare che il primo criterio da considerare è il metodo di estrazione della resina.

Quando si parla di hashish indiano, per esempio, si inquadra una tipologia che si contraddistingue per l’estrazione della resina attraverso sfregamento delle cime. In questo caso, si ha l’oggettivo pro di non andare a intaccare la pianta.

Proseguendo con l’elenco delle varie tipologie di hashish, un doveroso cenno deve essere dedicato a quella marocchina. In questo frangente, il metodo di estrazione della resina prevede la sbattitura delle infiorescenze essiccate. A differenza di quanto accade nella situazione descritta nelle righe precedenti, in questa si ottiene un prodotto di minor qualità.

L’ultimo metodo di estrazione da considerare è quello industriale, conosciuto anche come olandese. In questo caso, come dice la parola stessa intervengono dei processi fisici, il più importante dei quali è l’isolamento a temperature basse.

La peculiarità che è doveroso sottolineare riguarda il fatto che si ottiene un hashish caratterizzato da concentrazioni elevate di THC e, di riflesso, da un forte effetto psicoattivo.

L’hashish può essere prodotto in casa?

Sono tante le domande che ruotano attorno all’hashish. Tra queste, è possibile citare gli interrogativi di chi si chiede se si possa o meno produrlo in casa. La risposta è affermativa.

Come in molti casi, però, per ottenere risultati è necessario fare molta attenzione al processo e alle sue fasi. Le alternative da prendere in considerazione sono diverse e tra queste è possibile citare il già chiamato in causa sfregamento a mano.

Nel momento in cui si inizia a passare le cime tra le mani, ci si accorge che, dopo qualche minuto, sul palmo comincia a fare la sua comparsa una resina di colore nero. Quando con quest’ultima si riescono a ottenere delle piccole sfere, significa che il tempo di sfregamento è stato sufficiente.

Un consiglio utile nel caso in cui si volesse optare per questo metodo di produzione dell’hashish a casa riguarda il fatto di lavarsi bene le mani prima di iniziare. Non dimentichiamo infatti che, con lo sfregamento, si raccoglie anche molto dello sporco presente sulla pelle. Un ulteriore metodo degno di nota è quello dell’estrazione tramite ghiaccio secco.

Hashish e marijuana sono la stessa cosa?

No, c’è una sostanziale differenza. Nel caso della marijuana, si ha a che fare con una produzione che parte dalle infiorescenze essiccate della cannabis. Diverso, come abbiamo appena visto da queste righe, è il caso dell’hashish che, invece, è prodotto a partire dal cosiddetto kief, ossia la resina prodotta dai tricomi presenti sulle infiorescenze mature. Un’altra differenza riguarda i livelli di THC, che sono più alti nell’hashish.