La gravidanza è un periodo particolare durante la vita della donna. Da un punto di vista ormonale ci sono molti cambiamenti: essi sono fisiologici e hanno la funzione di garantire il buon andamento della gestazione e il benessere in gravidanza.

Al termine della gravidanza il ritorno alla normalità non è immediato. Molte donne riferiscono cambiamenti duraturi, spesso in positivo, dopo la gravidanza, altre volte sono scombussolamenti momentanei per poi tornare alla normalità. Per esempio, per molte donne il ciclo mestruale dopo la gravidanza diventa più regolare oppure le mestruazioni possono diventare meno dolorose. Insomma, la sfera ormonale viene coinvolta nei cambiamenti e a volte i cambiamenti si presentano come a lunga scadenza.

Anche il ritorno all’ovulazione e, quindi, alla fertilità può essere più o meno differito nel tempo. Il calcolo del periodo fertile non è semplice nemmeno quando le mestruazioni sono regolari e, in questo periodo della vita della donna, potrebbe non essere facile capire se si sta già ovulando.

Dopo il parto, infatti, possono passare poche settimane o anche alcuni mesi prima che si ripresentino con regolarità le mestruazioni. Vediamo perché.

Capoparto: che cosa si intende

Capoparto è il nome che viene dato alla prima mestruazione dopo la gravidanza. 

Tuttavia, non sempre ciò avviene con le stesse modalità e con le stesse tempistiche per tutte le donne, in quanto possono esserci differenze anche importanti che dipendono dalle condizioni personali e ormonali del soggetto.

Infatti, durante tutta la gravidanza vi sono dei cambiamenti importanti che interessano i livelli ormonali: tutto ciò serve a predisporre l’organismo a completare al meglio tutte le funzioni legate alla gestazione e i tempi per rientrare nei livelli normali possono essere più o meno lunghi.

In gravidanza, per esempio, viene prodotta una quantità maggiore di estrogeni e progesterone, che inibiscono l’attività ovulatoria. Sebbene una volta che si è partorito ci sia un abbassamento sensibile dei livelli di questi ormoni, l’organismo ha necessità di un certo lasso di tempo per ritornare alla normalità. Di solito, ci vogliono almeno 40 giorni prima che tutte le funzioni riprendano la loro normalità, anche se spesso ci vogliono almeno 6-8 settimane prima che torni il ciclo. Secondo le statistiche, infatti, circa il 40% delle donne che non allattano hanno il capoparto entro 8 settimane dal parto e ben il 70% entro 10 settimane. Ma se si allatta i tempi possono dilatarsi sensibilmente e arrivare anche ai 18 mesi.

Perché l’allattamento influisce sulle mestruazioni

Per le donne che allattano, soprattutto se l’allattamento al seno è esclusivo, il capoparto può protrarsi in avanti nel tempo e le mestruazioni possono ritardare anche oltre l’anno e mezzo del bambino.

Per quanto sia consigliabile sottoporsi a una accurata visita ginecologica dopo 40 giorni dal parto e a seguire con le scadenze indicate dal medico, di solito se il capoparto non arriva non c’è da allarmarsi.

Da una donna all’altra e, nella stessa donna, da una gravidanza all’altra, le differenze possono essere anche molto sensibili.

Tuttavia, esistono delle ragioni scientifiche che spiegano il rapporto tra capoparto e allattamento.

Infatti, quando si allatta, soprattutto nell’allattamento esclusivo, i livelli di prolattina subiscono un notevole incremento. Si tratta di un ormone che ha la funzione di stimolare la produzione del latte ma, allo stesso tempo, inibiscono l’attività ovulatoria.

Secondo i dati statistici, infatti, solo una mamma su 3 tra quelle che allattano ha di nuovo le mestruazioni entro 12 settimane e per 6 su 10 il capoparto si presenta nei primi 6 mesi. Per la quota restante possono volerci ancora molti mesi: se si continua ad allattare con una certa frequenza, il capoparto può arrivare anche dopo 18 mesi. Ciò non significa però con certezza che non ci sia ovulazione: se non si desidera una gravidanza sarebbe opportuno scegliere degli anticoncezionali specifici per l’allattamento, come indicato dalle linee guida del Ministero della Salute.

I cambiamenti ormonali dopo la gravidanza

Un cambiamento repentino, dopo la gravidanza, è dato dalla diminuzione dei livelli di estrogeni e progestinici che, tornando ai livelli pre-gravidanza possono provocare disturbi di umore, come depressione, irritabilità, etc.

Questo fenomeno è detto baby blues ed entro certi limiti è fisiologico. Se però i disturbi di protraggono a lungo e sono molto disturbanti, potrebbero essere il sintomo di una vera e propria depressione post partum, che va osservata attentamente.

Da un punto di vista fisico, dopo l’espulsione della placenta inizia il processo che porterà a recuperare le condizioni prima del parto: l’utero si contrae per tornare ad avere le dimensioni che aveva prima della gravidanza. Normalmente l’utero ha una dimensione di circa 8 centimetri e un peso di 50-80 grammi, ma durante la gestazione si inspessisce e il suo volume aumenta sensibilmente fino a contenere il feto. Il suo peso può raggiungere il chilogrammo e mezzo.

Perché torni alle dimensioni normali ci vorranno alcune settimane, in base anche all’elasticità del tessuto.

Da un punto di vista ormonale, oltre alla diminuzione di produzione di estrogeni e progesterone, si ha anche un abbassamento di estradiolo, che permette il rilascio di serotonina. La diminuzione di serotonina, ormone responsabile della sensazione di benessere e buonumore, può condizionare l’umore e contribuire alla sensazione di malessere e agli stati ansiosi.