Ormai il termine stalking è entrato nel nostro vocabolario, deriva dall’inglese “to stalk” che significa braccare la preda e con questo termine ci si riferisce a tutte le condotte persecutorie con le quali è possibile interferire con la vita privata di una persona, come telefonate e messaggi ad ogni ora del giorno e della notte, appostamenti, pedinamenti, insulti, minacce, ecc.

Lo stalking non va confuso con le minacce o le molestie, anche se può comprenderle. Il vero stalker si distingue attraverso tre caratteristiche ben definite: agisce quasi sempre nei confronti di una persona che conosce, come un’ex moglie, una collega d’ufficio o qualcuno legato a lui da un rapporto affettivo, anche se magari solo immaginato; lo stalking si manifesta attraverso comportamenti ripetitivi, insistenti e che vanno ad interferire con la quotidianità della vittima. La pressione psicologica esercitata dallo stalker sulla sua vittima causa un crescente stress, preoccupazione e addirittura paura per la propria incolumità e nei casi estremi per la propria vita.

Differenze tra stalking, minacce e molestie

Lo stalking si distingue dalle molestie o dalle minacce per la condotta reiterata. Una singola minaccia non è stalking, ma se queste si ripetono diventando una vera e propria persecuzione ecco che si può parlare di stalking. Oltre alla reiterazione della condotta persecutoria un altro elemento tipico dello stalking è il grave e perdurante stato di ansia e paura nel quale si spinge la vittima.

Affinché si configuri il reato di stalking ci deve essere la comprovata volontà da parte del persecutore di porre in essere condotte che portino ad un significativo cambiamento delle abitudini nella vita quotidiana della vittima. Purtroppo sempre più persone sono vittime di persecuzioni, a vari livelli, il fenomeno riguarda sia donne che uomini di ogni età.

In Italia è stato introdotto il reato di stalking, quindi è possibile tutelarsi grazie alla legge, che però purtroppo non sempre risulta tempestiva ed efficace. Le pagine della cronaca nazionale in numerose occasioni raccontano di casi di stalking finiti tragicamente, magari con la morte di una o più persone. Anche se c’erano state segnalazioni e denunce e la situazione era ben nota non si è potuto, voluto o saputo, intervenire per tempo.

Come si può procedere contro uno stalker

Il reato di stalking viene punito a querela, quindi la persona offesa deve denunciare i fatti, purtroppo però questo non la mette al riparo da ripercussioni anche molto serie. Le pagine della cronaca italiana e internazionale sono piene di casi di donne che avevano denunciato compagni o mariti, ma che ne sono poi state vittime. Lo stalking purtroppo non di rado sfocia nel femminicidio.

In alcuni casi si può procedere d’ufficio contro lo stalker, ovvero è l’autorità giudiziaria che si attiva per perseguire il colpevole, in particolare se le persecuzioni avvengono nei confronti di un minore o di una persona con disabilità. Lo stalking è sempre un reato grave, ma in alcuni casi la legge prevede ulteriori aggravanti, come nel caso in cui le condotte persecutorie siano messe in essere dal coniuge, anche se legalmente separato o divorziato, o da una persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. Altre aggravanti sono l’aver commesso il fatto attraverso strumenti informatici o telematici, a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona disabile, oppure con armi o da persona travisata.

Percorsi di tutela per le vittime di stalking e violenze

Purtroppo la sanzione penale non è da sola sufficiente per garantire alle vittime del reato di stalking una adeguata forma di protezione, in particolare se non si è denunziato formalmente il fatto.

Per questo motivo, come previsto dalla direttiva 29/2012/UE in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime, della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, e in attuazione del DL 14 agosto 2013, n. 93, la legge n. 208/2015 (la c.d. Legge di stabilità per l’anno 2016) ha istituito, nelle aziende sanitarie e ospedaliere, un percorso di protezione denominato «Percorso di tutela delle vittime di violenza», finalizzato proprio a tutelare il più possibile le persone vulnerabili e vittime di violenza, con particolare attenzione alle vittime di violenza sessuale, maltrattamenti o atti persecutori.

Quando affidarsi ad un investigatore privato

Non sempre ci si rivolge a polizia o carabinieri per fare denuncia, oppure questi si trovano nell’impossibilità di agire per la mancanza di prove. In alcuni casi rivolgersi ad un investigatore privato può essere utile per raccogliere prove, attraverso appostamenti, foto e video registrati ai sensi di legge, che potranno quindi poi essere utilizzati in tribunale.

Senza dubbio è molto importante specificare che l’attività di un investigatore deve seguire tutta una serie di normative ai sensi delle vigenti legge sulla privacy e quindi non c’è assolutamente spazio per l’improvvisazione o per il fai da te. Rivolgersi a un investigatore può essere una valida scelta, ma solo a patto che sia un professionista che opera nel pieno rispetto della nostra normativa.